come in uno specchio

certe volte immagino. non riesco a vedere lui a dargli un volto, un corpo, un odore… non riesco a vedere la situazione, l’ambiente: ma vedo me stessa, dentro e fuori di me. come in uno specchio capovolto sono il suo riflesso che osserva. ascolto dalle sue orecchie, parlo dalla sua bocca, sento dal suo cuore, vedo dai suoi occhi. vedo i miei occhi. mi ci tuffo dentro, sto navigando tra le lacrime, scrutando. sento un rumore silenzioso, greve… sembra un pianto: vedo la paura, negli occhi della donna. la paura  e la certezza di essere abbandonata. tutto tace attorno a questo corpo disfatto che quasi non le somiglia più… quasi non le appartiene più. tutto tace, ma il segreto è stato svelato. non ci sono più misteri per nessuno… solo amarezza e delusione che si rispecchiano nel dolore e nell’amore.  i petali dell’american beauty appena sbocciata stanno già svolazzando al vento che li sta trascinando via ad un ad uno. non è bastato mentire o fingere di mentire per farsi amare un po’ più a lungo… giusto fino a domani per non svegliarsi ancora più sola. non mi lasciare, non mi lasciare, non mi lasciare, non mi lasciare… (30 giugno 2001)

sév


american beauty

non ho ricevuto molte rose dagli uomini in vita mia. forse cinque o sei in tutto e la maggior parte regalate da estranei in locali pubblici per attaccare bottone. si tratta di quelle rose senza spine che vendono i bengalesi a uno o due euro per strada. da fidanzati o aspiranti tali mai. anzi no, solo una volta, per il mio compleanno avevo chiesto al mio uomo di allora di regalarmi un’american beauty: una rosa da collezione con stelo lunghissimo, che costa poco più di dieci euro, ma abbastanza rara da trovare nei negozi di fiori. non la trovò o forse non si sforzò per cercarla più di tanto e mi portò una rosa rossa qualunque: bella, infiocchettata che da anni giace essiccata in una bottiglia di brandy. quell’uomo non capì che io non gli stavo chiedendo un fiore, ma lo sforzo di cercare per la sua donna qualcosa di raro e di unico. dopo quella volta non mi regalò più fiori, forse perché riteneva fossero troppo effimeri o forse perché non gli piaceva il fatto che io li essiccassi per conservali più a lungo… o semplicemente perché regalare rose a san valentino, mimose per l’otto marzo è indice di galanteria quanto di consumismo e capitalismo… e in generale, gli uomini che ho frequentato finora non sono mai stati ne’ capitalisti, ne’ tanto meno galanti. comunque non ho mai avuto regali importanti  come gioielli, automobili, viaggi… anzi, qualcuno, mi ha pure rifilato regali riciclati, comprati in passato per altre donne. il dono più personale che ho ricevuto da un uomo è stato un pigiama invernale. certo non nego che certi regali mi avrebbero fatto piacere, benché non indossassi gioielli, non amassi le automobili e facessi già troppi viaggi. non è da un regalo che si giudica un uomo. ma in fondo, cos’è la galanteria? un uomo che apre lo sportello dell’auto, che ti tiene la porta, mentre entri in un locale, che ti paga il conto, quando ti porta a cena fuori? ci sono donne che tutte queste cose le esigono o forse sono abituate ad averle e si scandalizzano se l’uomo di turno non si comporta così, ma personalmente non sono mai stata abituata e, al contrario di loro, quando raramente al primo appuntamento un uomo tenta di pagarmi la cena mi sento trattata da escort e rifiuto categoricamente, con il risultato che io mi sento in imbarazzo, mentre lui si sente ferito nell’orgoglio e rifiutato.  come ho detto, non sono pratica della prassi, non nego, che in più di un’occasione mi è capitato di uscire con uomini che al primo (qualcuno anche al secondo e al terzo) appuntamento avevano lasciato (involontariamente?) il portafoglio a casa e ho dovuto offrire io. non mi sono ne’ scandalizzata, ne’ sentita ferita. non me ne frega niente di una cena. sono dell’opinione che se ci tengo a vedere una persona, a uscirci insieme o a conoscerla non m’importa sapere quanti soldi abbia nel portafoglio o se sia tirchio come paperon de’ paperoni. i gesti galanti non si vedono dal conto in banca, ne’ dal ristorante in cui si è portata o dal regalo che si riceve.. anche perché tutto questo fa parte della fase di corteggiamento che, come si sa, dura poco… e non appena la storia va avanti tutte queste attenzioni si riducono drasticamente fino a scomparire. forse sono io a scegliere sempre uomini dello stesso stampo, o magari sono una donna che non ispira nel maschio particolari attenzioni e premure. non so. vedo come si comportano con me, non so cosa facciano quando escono con le altre. personalmente, trovo estremamente galante, quando l’uomo che mi viene a prendere in auto, la parcheggia e mi aspetta in piedi sotto al portone, invece di farmi salire al volo nella vettura, apprezzo molto quando riaccompagnandomi, aspetta che io apra il portone prima di andarsene (ultimamente se non torno a casa in taxi, non mi capita spesso). sembra un gesto scontato, ma per una misantropa come me è una cosa importante. ecco, potrei smettere di frequentare una persona che “mi parcheggia” a 300 metri da casa nel cuore della notte, lasciandomi a piedi, perché non sa come svoltare o dove parcheggiare. anche questa è vita vissuta.

séverine