teorema

la festa di san martino mi è sempre piaciuta di più di quella di san valentino. sarà che san valentino ormai è più la festa della perugina, dei fiorai e dei ristoratori che quella dei fidanzati. sarà che san martino, in quanto festa dei “becchi”, è più anticonformista. sarà che sono uno spirito libero e non credo più nelle unioni a lungo termine. sarà che non sono mai stata cornificata e che alcune donne si dovrebbero congratulare con me se oggi è la loro ricorrenza. c’è stato un periodo, quando ero molto giovane, che ero attratta solo da uomini “occupati”, erano meno impegnativi ed era più facile fuggirne una volta che avessi voluto chiudere la storia, anche se di norma la chiudevano loro, sì perché, in ogni triangolo (la somma delle aree dei due quadrati…) nessun uomo-cateto, a differenza delle donne, lascia la propria compagna-cateto simile a lui per un’esotica ipotenusa. per quanto la mia attrazione per gli uomini impegnati fosse una difensiva per non restare scottata se mi avessero rifiutata o lasciata ne rimanevo comunque scottata, perché il ruolo di ipotenusa tra due cateti (…costruiti sui cateti…) non è mai un’impresa facile. allo stesso modo, però, mi piaceva l’idea che qualcuno stesse preferendo “me” a un’altra, che facesse carte false per vedermi e raccontasse balle, molto probabilmente alla sua ragazza-cateto (…è equivalente all’area…). questo accadeva quando ero più giovane. se adesso mi capita di frequentare uomini impegnati non è più per scelta. se gli uomini che si interessano a me sono sempre della stessa tipologia è per accidentalità o destino. poi col tempo ho cercato storie più durature, più stabili e uomini assolutamente single (…del quadrato…). ed è stato così che sono diventata gelosa, nel momento in cui la mia posizione si è spostata dal ruolo dell’antagonista (lato c) a quella della protagonista (lato b). ho iniziato ad aver paura delle “donne-ipotenusa” e di ritrovarmi a mia volta all’interno del teorema di pitagora in cui il mio ruolo era quello del cateto-cornuto (costruito sull’ipotenusa). ho iniziato a non fidarmi degli uomini (lato a) con cui ero fidanzata. voglio dire che, se a un certo punto della mia vita mi ero ribellata, rifiutando certe storie e andando alla ricerca di un legame più solido, adesso mi sono resa conto che non mi sento a mio agio neanche nei panni della fidanzatina perfetta. la mia gelosia, però, è singolare. sono gelosa solo se sento l’appartenenza ad una persona, se sento quella persona parte di me e questo indipendentemente dal sentimento che posso provare. se  frequento qualcuno che è già legato o se non ho flirt non sono assolutamente gelosa. posso essere presa, innamorata, ma allo stesso tempo non me ne importa niente se una volta che si è visto con me, vola da un’altra. la cosa non mi riguarda più. inoltre, col tempo sono anche diventata molto più vulnerabile a livello emotivo, al punto che ormai, quando sono in procinto di iniziare una storia non mi informo neanche della condizione sentimentale dell’altro e mi butto a capofitto fregandomene altamente se a casa c’è qualcuno che l’aspetta. parlare di amore libero è ancora un tabù, soprattutto se a farlo è una donna italiana, cresciuta in italia e non in scandonavia o in sudamerica, dove mi viene detto si ha una concezione delle relazioni più emancipata rispetto al nostro paese. l’amore libero non significa essere sessualmente aperti e darla a chiunque, anzi è una questione mentale e non sessuale. la fedeltà non deve essere forzata, ma scelta. in definitiva “se” sto con un uomo sono assolutamente monogama, ma la mia monogamia è una volontà e non un impegno, altrimenti non ci starei insieme. non credo che il mio modo di amare un uomo oggi sia meno intenso di quando ero gelosa e spiavo, controllavo, ossessionavo il mio compagno. è solo più maturo anche se frainteso dalla maggior parte degli uomini. «in ogni triangolo rettangolo il quadrato del lato opposto allangolo retto è uguale ai quadrati dei lati che contengono langolo retto» (euclide – elementi)

séverine

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