2001 odissea nello spazio

penelope avrà sofferto di menopausa precoce indubbiamente, e intanto quel puttaniere di ulisse si andava a divertire con la giovane nausicaa (pedofilo), le sirene (pervertito), quella maiala di circe (porco), mentre sua moglie tesseva e scuciva la tela senza dormire la notte e con un bambino e un vecchio da accudire. simbolo incontrastato di virtù matrimoniali, lasciatemelo dire, penelope era una gran cogliona. ebbene sì, soffro del complesso di penelope lo ammetto. è  così, sono quella che attende sempre il suo uomo e molto spesso invano. ho alternato la mia esistenza tra l’attesa che qualcuno si accorgesse finalmente di me, all’attesa che un ex ritornasse pentito. da ragazzina ho passato quattro anni aspettando che da un momento all’altro un ragazzo mi notasse. era un’attesa mista a speranza, a desiderio, una probabilità che escludeva per me qualsiasi altra chance. o lui o nessuno e per molto tempo non ci fu nessuno. infatti, lui passava da una storia all’altra, senza mai passare tra le mie braccia. poi si è sposato con un’altra. io ho smesso di aspettarlo, solo quando ho iniziato ad aspettare qualcun altro, come dire cambiano gli addendi ma l’attesa resta la stessa. ero ancora molto giovane, quando capii che le sorti di una storia si risolvono in pochi giorni, massimo tre, entro cui si decide se due persone sono fatte per stare insieme un giorno, un’ora, una vita o neanche un minuto. dopo questa rivelazione ho smesso di aspettare che i ragazzi si accorgessero di me e mi ha risparmiato in futuro di perdere del tempo prezioso. così, divenuta adulta ho aspettato due anni e mezzo che un ex  ritornasse da me. e tornava, saltuariamente, tra una storia e un’altra, quando aveva bisogno di tenerezza, col risultato che io continuavo a illudermi, mentre lui sceglieva un’altra. poi ho smesso di aspettare anche lui e ho iniziato ad aspettare che qualcun altro di volta in volta mi telefonasse, mi chiedesse di uscire, di stare insieme, di frequentarci… sono sempre state attese lunghissime, estenuanti, piene di incertezze. l’ulisse di turno per una volta che si faceva vivo, scompariva per i successivi sei mesi, mettendomi in standby come la lucina del televisore. e quando ho smesso di aspettare qualcuno in particolare per aspettare di incontrare l’uomo del mio destino, anche i proci si sono dileguati. sono passati vent’anni e penelope non è più quella di una volta. ora aspetto che accada qualsiasi cosa: di girare l’angolo e incontrare chiunque, ma niente, continuo a imbattermi in vicoli ciechi.

séverine