essi vivono

«chi parla male, pensa male e vive male. bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!» (palombella rossa). si sente spesso dire: l’italiano medio vota per questo o per quell’altro, oppure l’italiano medio guarda sanremo,  il grande fratello e l’isola dei famosi; l’italiano medio legge poco e va sempre meno a cinema o a teatro;  l’italiano medio è fanatico del calcio, gioca la schedina e al superenalotto; l’italiano medio ama lo shopping, il vino e le belle donne… e non ho capito se essere etichettati come l’italiano medio sia un pregio o un difetto, perché troppo spesso dietro questo termine si nasconde unaccezione negativa, diventando nel gergo comune, e non solo giornalistico, sinonimo di ignorante, cafone e populista. quindi io non sarei  un’italiana media e a quanto vedo attorno a me, non ne conoscerei neanche uno. quindi, chi sarebbe questo italiano medio di cui tutti parlano, ma in cui difficilmente ci si identifica? un prodotto di sondaggi? una categoria aliena, un’entità senza volto? come quando da bambina i miei mi rimproveravano: “zitta che la gente dorme” e non capivo chi fosse questa gente. io non dormivo, quindi nel mio sillogismo infantile constatavo che non ero inclusa nel termine “gente”. o forse si trattava di altra gente? sì, perché quando si parla per stereotipi, si tende sempre a escludersi dal gruppo… dagli “altri” che non sono “noi altri”, vezzo, quest’ultimo, rimasto prerogativa del linguaggio femminile che tende a distinguere  “noi donne” da “voi uomini”… sicché molto spesso ho temuto (o sperato) di essere un uomo. 

séverine

incontri ravvicinati del terzo tipo

chiunque sia stato una sola volta alla biennale o a una manifestazione culturale (inaugurazione di una mostra, presentazione di un libro, rassegna cinematografica, convegno su massimi sistemi…) si sarà imbattuto in una serie di personaggi bizzarri. la seguente guida vorrebbe servire da manuale per difendersi o autodifendersi dai suddetti “incontri ravvicinati del terzo tipo”.

1) l’italiano medio

nessuno ha ben capito che lavoro possa fare. non è un critico, ma finge di esserlo, non è un organizzatore di eventi, ma fa credere di esserlo. potrebbe essere un parrucchiere, potrebbe essere un medico. chissà! tutto quello che si sa di lui si evince dai suoi comportamenti: mancano cinque minuti all’inizio dello spettacolo, la fila ha raggiunto proporzioni spropositate ed ecco che arriva lui, l’italiano medio, adocchia subito qualcuno che conosce o finge di conoscere e con incitante saluto “carisssimoooooo” riesce a recuperare pian piano posti in fila, scavalcando, a mo’ di mr. bean, sciami di persone che da ore sotto al sole stanno aspettando il proprio turno. l’italiano medio tende a scavalcare la fila, solo per il gusto di farlo, anche quando in fila ci sono solo quattro gatti e una volta in sala tiene libero coi cappotti, borse, notebook e quant’altro i posti di lato, nonché davanti a lui in modo da potersi levare le scarpe e spaparanzarsi sulle poltrone come se fosse sul divano di casa, con peti e rutti a discrezione. ogni tanto per questi suoi atteggiamenti tende a litigare, alzando la voce, con i suoi vicini di posto creando confusione. modi per difendersi: durante la fila, create una barriera umana e bloccate con le mani le transenne, sarà costretto a fare la fila civilmente come tutti gli altri.

2) il grande critico e la vecchia signora

a questa tipologia fanno parte i numi dell’editoria e del giornalismo italiano, ovvero anziani professori universitari, direttori di importanti quotidiani nazionali o di riviste culturali. il grande critico si aggira da teatro a teatro accompagnato dalla famiglia: chi dalla moglie, chi dalla figlia, chi dalla cugina, chi dalla cognata del fratello del nipote del cugino. la moglie o l’eventuale accompagnatrice anche se non opera nel settore dell’editoria, ha puntualmente un lasciapassare stampa esclusivo che le permette di accedere ovunque. anche il grande critico, come l’italiano medio, tende a scavalcare le eventuali file, ma a differenza di quest’ultimo, il grande critico è circondato sempre da tanta gente che lo stima o finge di stimarlo. questo personaggio si caratterizza per il tono di voce particolarmente acuto che si fa sentire immancabilmente a metà spettacolo, sovrastando l’audio del tenore sul palcoscenico, mentre cerca di spiegare a chi gli è accanto la struttura semantica della partitura operistica. modi per difendersi: mandarlo in pensione.

3) il pazzo dei festival

unico nel suo genere, il pazzo dei festival proviene dal nord-est, questo è indubbiamente l’elemento più inquietante della topologia. anche di lui come per l’italiano medio non si sa bene che lavoro faccia, si sa solo che è stato visto aggirarsi a quasi tutte le manifestazioni cinematografiche europee. come riconoscerlo: entra in sala e prende subito posto nelle prime file, poi si alza e si guarda attorno. dopo aver scrutato la sua potenziale preda inizia a spostarsi di posto un po’ alla volta, fila dopo fila, fino a ritrovarsi seduto o di fianco o dietro la suddetta vittima sacrificale: giovane studentessa universitaria. una volta iniziato il film, il pazzo dei festival si sbottonerà la camicia e passerà tutto il tempo a toccarsi il petto emanando oltretutto un cattivo odore. si badi bene, il pazzo dei festival non vi toglierà gli occhi di dosso per tutta la durata dell’evento, pedinandovi e spiandovi persino nel bagno delle signore. modi per difendersi: sedersi il più lontano possibile da lui. spostarsi appena lui si avvicina, sedersi in una poltrona vuota in mezzo a due occupate (questo, però, non impedisce che il pazzo dei festival si possa sedere dietro di voi), mandarlo a c…, camminare scortate!!

4) le signore da cocktail

apparentemente sembrano anziane nonnine, ben vestite, per lo più impellicciate… ma ai banchetti e ai party si trasformano in spietate ladre di patatine, pop corn, tartine alla maionese e bucatini all’amatriciana. iscritte all’associazione “arraffatrici della terza età” studiano mensilmente con le amiche il calendario degli eventi culturali in città, per selezionare i “buffet a seguito” più quotati del momento. la loro tattica e semplice ed essenziale.. disinteressate alle conferenze stampa si piazzano fin da subito nei pressi del tavolo col cibo (dal quale non si schiodano finché i vassoi non sono completamente vuoti) e una volta dato il via all’aperitivo sono le prime a rimpinzarsi lo stomaco, riempiendosi quanto più è possibile le borsette di lasagna e polpettone farcito per lo spuntino pomeridiano. modi per difendersi: spintoni.

5) il filo asiatico

questo personaggio non frequenta tutti gli eventi della biennale, ma solo quelli che riguardano il mondo orientale. vede solo ed esclusivamente film coreani e honkonghesi, per lo più scaricandoli da emule. ascolta solo metal giapponese. è interessato solo all’arte figurativa dell’estremo oriente e non ci sono architetti migliori di quelli giapponesi. non provate a parlargli di jean renoir o di orson welles, perché per lui il cinema è nato coi cartoni animati di quand’era bambino passando per ozu, oshima, fino a kitano. cresciuto con i manga erotici e pornografici, quest’individuo si vanta di non ha mai letto diabolik, dylan dog e peanuts. evitate di parlargli della fotografia di cartier-bresson, perché a lui interessano solo le donne legate e appese al lampadario di araki… di cui tenta di riproporre le pose alla fidanzata senza successo. alla sua ex è riuscito addirittura a chiedere di “rifarsi gli occhi a mandorla”, con i risultato di essere lasciato dopo che lei gli “ha fatto un occhio nero”. frequenta quasi esclusivamente festival di settore, habitué del far east, è stato, però, visto aggirarsi al gods of metal, con addosso una t-shirt stramba con la scritta “in gotico” di qualche band giapponese. sul corpo ha tatuato l’intero menù del sushi bar, che immancabilmente spaccia per una massima zen. dice di parlare giapponese, e in teoria sarebbe pure iscritto al settimo anno fuori corso della facoltà di lingua e cultura orientale, ma ancora confonde origami con arigato! modi per difendersi: se lo conosci lo eviti.

6) il polipone da biennale

contraddicendo la teoria che a certe mostre si rimorchia sempre, si va per rimorchiare e a nessuno importa niente dell’artista, questo personaggio tenta in tutti i modi di portare a casa il trofeo, che non è una coppa, ne’ tanto meno una targa o una statuetta d’oro. malgrado sia un habitué costante di tutte le biennali (arte, architettura, cinema, danza, musica e teatro) e malgrado ci provi incondizionatamente con qualsiasi essere di sesso femminile di qualsiasi età, fingendosi all’occorrenza videoartista, grande critico, regista teatrale, organizzatore di eventi… il polipone da biennale, può, ahimé, vantare poche bandierine da piantare negli stand della fondazione. anche il polipone da biennale, come del resto il pazzo dei festival, pedinerà incondizionatamente le proprie vittime, ma con una differenza, mentre il pazzo dei festival è fondamentalmente monogamo (se ha scelto una donna sarà solo lei la sua vittima), il polipone da biennale è assolutamente poligamo: ci prova incondizionatamente con tutte. modi per difendersi: farsi sempre trovare in compagnia maschile, perché in genere il polipone da biennale non attacca bottone con le donne occupate.

séverine