videocracy

ho visto un film: videocracy. il regista ha un cognome italiano, ma è cresciuto in svezia a quanto pare. videocracy è uno strano titolo: la prima parte si riferisce alla sfera del visivo (video), la seconda a quella della burocrazia (autocracy, bureaucracy…).  è un documentario sul rapporto tra potere mediatico e l’italia, paese in cui chi detiene il potere mediatico detiene di conseguenza anche quello politico. non dice niente di nuovo, almeno a noi italiani. berlusconi, corona, lele mora… ci siamo talmente abituati ai loro faccioni, che persino le assurdità delle loro vite private e pubbliche ci sembrano all’ordine del giorno. una commedia dell’assurdo, dove ogni cosa è talmente assurda da non sembrare vera: il vulcano finto di berlusconi, le riprese in tribunale della moric fatte da corona e poi vendute alla stampa, per non parlare della casa bianca di lele mora, dove ogni elemento di arredo e di tappezzeria  è lindo, compreso i vestiti di mora, in modo che l’unica cosa a risaltare è la sua faccia. dove sta la novità? tutto questo lo sapevamo lo abbiamo sempre saputo, ma ce ne rendiamo conto solo quando qualcuno dall’estero ci mostra le cose con uno sguardo diverso e in quel caso sospiriamo e pensiamo: ma dove siamo capitati? dunque non c’è scoop in videocracy, non c’è scandalo, trasmissioni di inchiesta come report e presa diretta sembrano al confronto molto più attendibili sul piano documentaristico rispetto a questo film, allo stesso modo non è un film su vallettopoli, bensì un film sugli italiani e ahimé non ne usciamo mica poi tanto bene. la teoria di base è che gli italiani sono ossessionati dalla televisione, dall’apparire dal diventare famosi e dall’industria dell’intrattenimento. l’ambizione più grande del giovane italiano è “andare in televisione”. per fare cosa? per fare “niente” e più bravo sei a non saper fare niente maggiori possibilità avrai di fare carriera. tutto ciò è abbastanza deprimente, soprattutto se non ci si identifica, come nel mio caso, con quell’italiano medio! c’è un personaggio che mi lascia perplessa, che quasi mi disturba nel film, è un ragazzo, un giovane operaio che compare a inizio e fine film che sogna di andare in tv e per realizzare questo sogno farebbe qualsiasi cosa, perché la tv rende immortali e se non si va in tv non si è nessuno e poi che vita sarebbe fare l’operaio tutta la vita? e a quel punto ho pensato a socrate, a dante, a leonardo a galileo e a tutti quegli ometti del passato che ahimè non sono diventati nessuno e ci si è dimenticati di loro abbastanza in fretta, perché ai loro tempi la tv non esisteva ancora!! ma forse loro avevano pure troppe cose da dire e sapevano fare molte più cose che il niente, sicché anche se la tv fosse esistita ai loro tempi non avrebbero trovato spazio e ci si sarebbe dimenticati di loro comunque e presto!! per il resto videocracy è un film che mette ansia, che inquieta come se fosse un horror dove la tensione è tirata per le strette e… ci si aspetta che da un momento all’altro succeda qualcosa, che so che venga superman (a cui il ragazzo fa riferimento in quanto esempio di immortalità) dal cielo a liberarci tutti, a salvarci da quest’italietta delle veline e di tronisti. ma niente: superman se ne sta sul suo pianeta a ingozzarsi di pop corn, mentre ci guarda come davanti a uno schermo al plasma gigantesco facendosi delle gran ghigne alla faccia nostra.

séverine