michele alla ricerca della felicità

la morte di alda merini arriva quasi in coincidenza con quella di un giovane: stefano cucchi, arrestato pochi giorni fa  e “morto” pochi giorni dopo in carcere, in circostanze a dir poco strane. la famiglia ha deciso di rendere pubbliche le fotografie del ragazzo. sono immagini scioccanti di un corpo scheletrico e martoriato che ricordano i corpi dei deportati in un campo di stermino. al confronto, il corpo di jim caviezel truccato e “incellofanato da una muta” in la passione di cristo è poca cosa. dicono che fosse caduto dalle scale… ma da quali scale? forse sarà caduto dal decimo piano di un palazzo e poi si è fatto rotolando, rotolando tutti i pianerottoli? nessuno cadendo dalle scale si procura delle lesioni così profonde. magari è andata così: stefano è inciampato è voilà ha perso l’equilibrio ed è caduto direttamente dalla tromba delle scale, giù fino al pian terreno. eh no, la cosa non convince neanche così: sarebbe dovuto morire sul colpo. e poi, pare che stefano sia dimagrito parecchi kg nel giro di pochi giorni, molto più di quei fatidici 21 grammi. anche questo come si spiega? cos’è successo? qual è la verità? la coincidenza vuole che stasera fuori orario abbia dato un film di alberto grifi (anche lui carcerato per pochi grammi di droga), programmato a quanto pare già da tempo, sulla situazione dei detenuti. si tratta di “michele alla ricerca della felicità”. è un film molto forte che tratta appunto di michele, un giovane lasciato morire in cella dalle guardie dopo essere stato picchiato e dopo aver invano chiesto aiuto. similitudini col caso di stefano? saranno i tribunali a dirlo. perché vorrei davvero che stefano fosse morto per i traumi subiti da una caduta delle scale, vorrei davvero che stefano e michele non fossero legati da un destino simile e che magari stefano fosse morto a causa di una misteriosa esplosione di organi interni, uno di quei casi assurdi e misteriosi di decessi presentati talvolta nelle trasmissioni di roberto giacobbo. ma l’ipotesi mi sembra plausibile, quanto la dimostrazione che esistano forme di vita aliene. e anche se non sono un medico ci metto poco a capire che non regge neanche l’ipotesi della caduta dal grattacielo. più guardo le foto più mi vergogno profondamente, come cittadina italiana e come essere umano. così come mi vergogno quando vedo l’uomo ammazzato dalla camorra sotto le telecamere a napoli e avverto l’omertà della gente del quartiere che finge di non sapere per paura. ma se guardo le foto di stefano oltre alla vergogna c’è l’incazzatura. non si può morire così in un ambiente istituzionale come il carcere. le istituzioni dovrebbero tutelare il cittadino, in condizione di libertà o in condizione di detenzione. nessun genitore dovrebbe patire quello che è toccato alla famiglia cucchi. e tutto ciò coincide con la morte di una poetessa che si è sempre impegnata nel sociale, cercando di dare voce agli emarginati, facendoli uscire da quello che è il grande rimosso sociale che è la condizione dei manicomi (altre forme a loro modo di carceri).

séverine

Annunci