denti

il pub in cui ho dato il mio primo bacio è diventato una clinica odontoiatrica. nel punto esatto in cui io ho aperto le mie labbra a uno sconosciuto qualcun altro adesso starà spalancando la bocca per farsi impiantare una protesi dentaria. la sua ansia, paura, terrore di fronte all’ignoto sono gli stessi miei di allora, benché la sensazione finale al palato non sarà la stessa. e così, la magia del primo bacio scompare dietro ad un alito cattivo, gengive infiammate e molari cariati, come un’infezione che si contagia per via orale. non riesco a pensare a niente di meno romantico di un trapano puntato tra i denti: “apra la bocca. risciacqui. sputi”. come se  la bella addormentata fossa stata risvegliate non da un bacio fatato, ma dalla fiatarella del principe. oddio, non è che l’alito del mio ragazzo sapesse di colluttorio al fluoro. la sua puzza di tabacco mista a quella di jägermeister avevano la forza di trasmettere con un sospiro la cirrosi epatica, altro che un herpes labbiale! non che me ne importasse qualcosa di quel tipo, uno che manco si ricordava come mi chiamassi e continuava a confondermi con un’altra donna. la sera dopo quel bacio mi fece pure aspettare davanti l’ingresso di un pub irlandese per un appuntamento a cui non si presentò mai. confesso: me ne andai dopo meno di un quarto d’ora. non potevo rischiare di stare lì tutta sera ad attendere un ubriacone che forse neanche si ricordava cosa fosse successo la sera prima. eppure, non ce la si può prendere con uno così. si ride e basta. credo che mai in futuro abbia riso tanto della goffaggine di un uomo quanto di quel ragazzo in quel periodo. come quando mi chiese di incominciare una relazione. come si fa a mettersi con uno che manco sa come ti chiami? il fatto è che per me lui era fondamentalmente una cavia. non avevo più 14 anni, ero stufa di aspettare il principe azzurro e volevo provare. poteva esserci lui quella sera in quel pub o qualcun altro. e quel bacio aveva valore solo per me e solo per ciò che rappresentava in quel momento non per la persona coinvolta. così come non me n’è importato niente di chi sarebbe venuto subito dopo. un gioco, nient’altro che un gioco…  nient’altro che cavie in attesa di qualcuno a cui dare di più emotivamente. in fondo ci sarebbe stata una prima volta anche per quello. intanto avrei limonato anche senza provare niente per l’altro. e non è vero che senza amore non è la stessa cosa, ci si può divertire lo stesso. le cose scritte nelle favole sono solo baggianate e dal momento che mi ero rotta di aspettare il principe azzurro, avevo anche smesso di indossare i panni di una principessa disney. 

séverine

french kiss

sono in metro. seduta. di fronte a me una coppia. lei tipica inglisina: capelli lisci, lunghi, biondo cenere, con una frangia un po’ demodé. non è particolarmente bella, ha il naso aquilino e ha superato i trenta da una decina d’anni. lui un po’ più giovane di lei è di etnia asiatica, forse indiana o bengalese. si tengono mano nella mano. il palmo della mano destra di lei chiuso tra le mani di lui. è un contatto statico che non dà segno di cedimento, ma neanche di ulteriore stretta. si guardano dritti negli occhi, mentre farfugliano qualcosa  sulla linea della metro. appena mi accorgo di loro penso “con tutti i posti liberi, proprio davanti a me dovevano capitare queste scenette mielose?”. mentre nella mia mente impreco contro il destino, la mia attenzione viene ulteriormente catturata dalla coppia. certa di non esser vista, inizio ad osservare i loro atteggiamenti e capisco subito che quello è un “primo appuntamento”.  lui, timido, avanza e le dà un bacio sulla guancia. lei sorride e fa finta di niente, continuando la discussione sulle linee della metropolitana, ma intanto piega la testa e l’avvicina a lui per chiedergli il bis. lui le schiocca tre ingenui bacini sulla guancia e un breve succhiotto sul collo. ma non va oltre. anche lei lo bacia sul viso e lo fa con nonchalance, aspettandosi che questa volta lui ricambi in modo più diretto. forse lui non se la sente di osare o forse, come tutti gli uomini, fatica ad interpretare i segnali che lei gli sta lanciando, o magari sta aspettando una situazione più intima per quel primo bacio che lei desidera con avidità. nel frattempo è giunta la mia fermata. scendo. non saprò mai se quei due avranno limonato da lì a poco e accesi dalla passione saranno giunti fino al capolinea dimenticandosi di correre giù o se invece avranno scelto una location più romantica per imprimere questo ricordo. sì, perché ci vuole pochissimo per rovinare il “primo bacio”. baciarsi in un posto sporco e lugubre come una metropolitana, ad esempio, con lo sguardo della gente su di te non è il massimo. allo stesso modo,  per sciupare quel momento basta una parola sbagliata detta al momento sbagliato, un alito cattivo, un’eccessiva sudorazione o una posizione scomoda, come il gomito del partner infilato nelle proprie costole.. o ancora peggio una sgradevole sensazione lasciata in bocca da una lingua troppo aggressiva o troppo molliccia. da quel primo contatto dipenderanno le sorti di una relazione che potrà durare in eterno o finire dopo due minuti.  certo,  la location ideale sarebbe un paesaggio romantico: un lago d’estate al tramonto, i violini in lontananza che suonano, una soffice brezza che accarezza i capelli… se uno, però, vive a milano ed è gennaio in qualche modo si deve adattare, non può mica aspettare sei mesi per portare il partner sul garda? personalmente, raramente ho avuto esperienza del bacio perfetto, forse due volte a 21 anni e un’altra a 30, con tre partner diversi di tre generazioni diverse. il bacio migliore, però, l’ho ricevuto tanti anni fa, da un quarantenne di cui non ricordo il nome o forse non l’ho mai saputo. di solito preferisco gli uomini che, come quell’indiano, sono titubanti sulle prime e non mostrano un’eccessiva sicurezza di sé, ho un debole, per gli imbranati, lo confesso. una volta dopo anni un ex mi ha detto che non gli piaceva come baciavo, e anche se non è mai molto elegante fare certi commenti, la cosa mi ha rincuorato molto, perché malgrado pensassi la stessa cosa di lui non ho mai avuto il coraggio di dirglielo, sono pur sempre una signora! ai trentenni, però, non piace più limonare, lo fanno sempre meno e sempre peggio. baciano senza passione, senza desiderio e di conseguenza senza impegno. è il bacio, come il petting, finalizzato a se stesso ad essere diventato fuori moda. i trentenni non si baciano più per strada, non limonano alla fermata mentre aspettano il tram. come se questo gesto affettivo fosse solo riconducibile ad un’esperienza giovanile che va dai 15 ai 30 anni, la mia esperienza con quel quarantenne mi fa sperare che dopo gli “anta” si ricominci a rivalutarlo. ne consegue un rimpianto irriducibile verso il primo amore, verso il proprio passato, per quei ragazzi non che non si vergognavano di dimostrare pubblicamente i propri sentimenti e che forse erano migliori degli uomini tutti d’un pezzo che sono diventati.

séverine