preferisco il rumore del mare

m. è appena andata via, e immediatamente è venuto a farmi compagnia in questa stanza il ricordo di p.: l’immagine di una ragazzina di 16 anni, 17, 18… i suoi cambi di umori improvvisi, le sue speranze affondate dentro una bottiglia di vetro… le fughe, i suoi sogni trascritti nelle pagine di un diario e la voglia di crescere nell’attesa di un cambio di vento improvviso che la trascinasse dritta nelle sue braccia. è strano ricordare quel periodo, quelle estati… quello stadio interminabile della mia vita. sembra sia trascorso un secolo o addirittura due… e invece sono passate solo poche stagioni, è passato l’ amore per p. ed è passato anche quest’altro anno. cosa mi è successo? dove son finiti tutti quei sogni? io volevo solo che p. fosse felice, volevo sacrificare la mia felicità per la sua. non volevo nessun altro… ed ora? non me ne importa niente di quest’angelo scolpito dal canova. perché? che fine hanno fatto i miei fogli scritti, l’entusiasmo di aspettare il ronzio della sua moto sulla spiaggia… sento di aver sprecato solo tempo… di aver vissuto un’adolescenza a metà, mentre invece avrei potuto vivere frivolamente come le mie coetanee e chissà, forse oggi sarei stata una donna coerente e matura invece di correre ancora tra i mulini a vento. come è possibile che abbia dimenticato tutte le mie promesse, come ho potuto mandare al diavolo tutte quelle emozioni dentro di me? so che forse ti scapperà qualche lacrima leggendo questa lettera: prendi allora due sassi, di quelli che non hai mai lasciato al bivio, stringili tra le mani e senti l’odore del mare. (14 luglio 2001)

sév

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le amiche

ti propongo una parola: amicizia. analizzala insieme a me: puoi anagrammarla, scomporla, leggerla alla rovescia o porla in un quadrato semiotico. a te la scelta. in quest’ultimo anno, ma in realtà già da molto prima ho imparato a diffidare in questo strano vizio che porta assuefazione,  ma come ogni vizio che si rispetti è bene attendere sempre che finisca l’ultimo pacchetto prima di dire “ho smesso”.  così ho chiuso gli occhi mentre vasco cantava: “chissà quante volte hai riso tu di me…” e ho visto scorrere rapidamente come una pellicola di un film tanti fotogrammi che imprimevano l’immagine di un ragazzo o di una ragazza, di un bambino o di una bambina, 15 anni, 20, poi 18, poi 7… ma ad un tratto qualcosa nel proiettore si dev’essere inceppato così la velocità delle immagini aumentava rapidissimamente, più in fretta della percezione della mia vista, sicché non ero più in grado di riconoscere quelle persone, quei volti, quelle fette di età… e mi sforzavo, cercavo con lo sguardo di raggiungerli, ma loro correvano più in fretta di me. fino a quando non ho visto più niente. vuoto. futuro o presente? e chi lo sa! perché sono sempre le persone che stimiamo di più, a deluderci, a rinfacciarci i difetti, ad apprezzarci di meno. quest’anno è trascorso l’insegna della solitudine: un enorme neon talmente abbagliante che ti impedisce di vedere ad un palmo dal naso, ma che ti illumina solo davanti cosicché se ti volti sei in grado di vedere tutto; cioè tutto ciò che prima non riuscivi a vedere:  semafori lampeggianti, piccoli segnali che avrebbero dovuto mettere al corrente del bivio che non prefigurava sulla tua mappa… e invece?! ora sei nel mezzo di un deserto, di una palude, di una foresta e sei sola…(ma con lo stereo ancora acceso mentre vasco va… “le stelle stanno in cielo i sogni chi lo sa so solo che son pochi quelli che si avverano…”). hai chiesto aiuto, mandato segnali di fumo, ma sono tutti occupati, impegnati, ipermegaimpegnati: “non ti preoccupare”… “tutto si sistemerà”… “non puoi fare altro che aspettare”… e intanto il tempo passa mentre la tua esistenza sembra essere dimenticata dal mondo. sai qual è la paura che frega la gente? essere dimenticati! ma no! non dopo morti… essere dimenticati da vivi: dalle persone che una volta si frequentava.  “severine chi?”….”sicura che ci conoscevamo?”…“eravamo in banco insieme?”… no! impossibile, ero seduta vicino a… vediamo come si chiamava… capelli bion…neri, neri… o biondi?”. chiudi gli occhi: è come essere passati invisibili nelle vite altrui. sta accadendo? è già accaduto? è possibile, che un fidanzato, un marito, un figlio, un lavoro, nuovi interessi o compagnie possano sempre venire (ed esser venuti) prima di te? così restano le parole che non ho detto e quelle che mai dirò, restano le risate che ho avuto e quelle che non avrò, le lacrime che non ho consolato e quelle che non saranno consolate più: le mie. perché mi sei ancora amica? (2 giugno 2001)

sév