mamma roma

negli ultimi giorni ci sono state perquisizioni a tappeto in tutt’italia alla ricerca dei colpevoli dei disastri di roma. e poi ci sono i media che cercano a loro volta lo scoop, la foto del secolo, sperando di svelare l’identità di questo o di quest’altro, di strappare un’intervista inedita a qualche guerrigliero, intervista che nel giro di pochi minuti viene riportata dal web da decine di portali che a loro volta rivendicano il diritto di prelazione sull’intervistato. poi c’è la stampa di una certa corrente che su questi episodi ha trovato materia privilegiata per gridare il proprio “je’accuse” nei confronti delle manifestazioni in generale e di chi le frequenta. e ancora: lettere, dichiarazioni, ammissioni di colpe dei neo guerriglieri vere o presunte… perché i mitomani in queste situazioni non mancano mai all’appello. bisogna prendere le distanze da tutto ciò, informarsi, sì, ma senza farsi condizionare, essere critici anche nei confronti della stampa del proprio pensiero politico, lasciare un margine di probabilità, senza prendere tutto per oro colato e crearsi la propria opinione, senza che questa sia mediata dai media o dal sentito dire. questo vale sempre, anche quando si leggono le recensioni del film: un film non è bello perché lo ha detto tizio, o brutto perché così ha scritto caio, ma è fatto bene o fatto male, perché a me è piaciuto o non è piaciuto. l’ultima opinione spetta sempre al fruitore. non voglio filosofeggiare, ne’ tirare in ballo il situazionismo o altre correnti, ma ritorno sulla questione romana, ancora una volta, l’ultima, lo prometto… quando la stampa ormai già non ne parla più per dare spazio alla cattura e uccisione di gheddafi. leggendo i media, guardando i tg, sentendo le testimonianze di amici presenti al corteo ho la sensazione che a roma fosse presente un miscuglio di gente… c’erano i manifestanti, gli indignados, che fortunatamente erano la maggioranza, i black bloc (benché il termine ormai venga un po’ troppo sfruttato dai media a mio avviso, perdendo quello che è il suo senso effettivo) o teppisti, anarchici o come meglio li si vuol definire che erano andati lì con piani specifici, ma anche tanti coglioni che vanno alle manifestazioni solo per cercare rissa coi celerini e che forse si sono uniti agli altri, lì per lì, solo per fare a botte. e mi chiedo se tutti gli arresti a tappeto degli scorsi giorni non riguardino in realtà solo questi pesci piccoli, e insignificanti, rispetto a un eventuale complotto organizzato di cui si parla da domenica. detto questo, per il resto, credo sia ora di ritornare sul tema dell’indignazione, altrimenti presto, come per genova, ci si ricorderà solo degli scontri e non del perché si manifestasse.  

séverine

l’ultimo metrò

accendo la radio: hotel california… è un bell’inizio. tornando da roma fiumi di pensieri  mi invadono la mente. mi piace viaggiare, mi piace camminare per strade che non conosco e scaricare i miei pensieri sulle vetrine, tra gli sguardi che si incrociano passando: scarico tutte le preoccupazioni, tutte le malinconie. prendo un treno, un aereo e via… mi lascio trasportare altrove. fuggire? sì ma per ritrovare me stessa. così venezia, parigi, roma, capri, londra… quante volte ho fatto quella maledetta fila allo sportello sperando, sperando… chissà cosa; come quando entri al cinema e non sai mai se ne uscirai commossa o ridendo… mi piace viaggiare da sola, è come confrontarmi con me stessa, con le mie ansie, con la mia misantropia che mi spia come un’ombra… ma al ritorno sono sempre sola e non c’è mai nessuno che mi chieda “divertita?” ieri sera, avevo voglia di chiacchierare, di raccontare cosa avevo fatto a roma… ma a chi? sono rimasta in cucina sola con la mia stanchezza e il mio entusiasmo trasformato in cenere…  e allora ho capito che non me ne frega niente di tutto ciò a cui sto tendendo. che senso ha soddisfare i propri sogni se non c’è nessuno partecipe dei tuoi successi? non ha senso, capisci? la gente finge di essere interessata a te quando stai male… ma se sei felice per qualunque cazzata se ne frega e ti lascia ingurgitare tutto il tuo entusiasmo da sola… e allora ho maledetto quella coppietta abbracciata in via del corso e ho stramaledetto quell’altra che si stringeva piangendo prima che arrivasse la metro, perché al mio capolinea non c’è mai nessuno ad attendermi. come vedi basta un po’ di brezza che il mio umore crolla… basta un gesto, un soffio e mi frantumo come una statua di gesso… e una bella giornata si conclude con la peggiore delle serate. e la gente che mi considera forte. (22 giugno 2001)

sév