un amleto di meno

“ciao sono sev fra pochi giorni devo passare dalle tue parti, ti va di vederci per un caffé?” no, troppo sdolcinata così non va. “sei in città il mese prossimo? ho dei lavori in zona e pensavo che ci si potrebbe vedere”. no, neanche così. “beh, so che non ti fa piacere vedermi, ma sarò lì a inizio mese, quindi se vuoi evitarmi sai dove non cercarmi”. troppo, troppo diretta. “chiamami se ti va, ma sappi che io non lo farò”… mmm… sembra il finale di un film straziante. e se non dicessi proprio niente? sì, ma poi rischio di incontrarlo per strada e… carramba che sorpresa chetepossinoam… e se poi lo trovo in giro con un’altra? e se poi… e se poi… insomma sono di fronte ad un dubbio amletico: avvertire o no qualcuno che so già che non ha piacere a incontrarmi (a differenza mia) per dirgli che fra non molto dovrò passare per la sua città? in teoria, chiunque mi direbbe “se non lo senti e vedi da mesi, che senso ha renderlo partecipe dei tuoi spostamenti, visto che nell’arco di tutto questo tempo non ti ha manifestato minimamente segni di interesse, ma anzi ti ha snobbato a più riprese?”. in teoria, sì concordo anche io, ma in pratica sono una paranoica e come ogni paranoica non posso non farmi seghe mentali anche in questo caso. insomma, mi sento di invadere il suo territorio. mi sento una presenza non gradita e per questa ragione sento il dovere di avvisarlo quanto meno per prepararlo al fatto che voltando l’angolo può incontrarmi. ovviamente, io sarei la persona più felice del mondo se potessi trascorrere con lui anche solo cinque minuti davanti a una tazzina di caffé, anche se poi come al solito mi irrigidirei di colpo, non riuscirei a dire una parola sensata e butterei la conversazione sul tempo come gli inglesi, lo stomaco mi si chiuderebbe senza deglutire il caffé (che ho dimenticato di zuccherare) che resterebbe bloccato per un tempo indefinito tra l’esofago e la bocca dello stomaco e in definitiva passerei quei cinque minuti a capo chino, guardando l’orologio, senza trovare l’ardire di alzare lo sguardo e scontrarmi coi suoi occhi verdi, per timore di arrossire come un pomodoro sammarzano in agosto. ho, però, i piedi ben piantati per terra e so che lui non ha il benché minimo interesse per me, ne’ tanto meno è interessato alla mia amicizia o a perdere cinque minuti della sua vita davanti a quella ciofeca di caffé, così come so a priori che non risponderebbe nemmeno ad un’eventuale mia email, sms, telefonata che sia…  e poi, due persone che non hanno notizie dell’altro da mesi di cosa potrebbero parlare? beh, in teoria, questo sarebbe già un buon motivo di conversazione, ma la sottoscritta si raggela davanti a questa persona, la cui presenza in passato l’ha intimorita al punto da farsi venire ogni volta attacchi acuti di dissenteria. quindi buon motivo per non dirgli niente. e i motivi per cui sarebbe il caso dirglielo? perché… perché… perché… perché a me, ad esempio, darebbe molto fastidio incontrarlo nella mia città casualmente, uscire sotto casa e voilà “che ci fai? – passavo di qui”.  per tre anni, ad esempio, ho evitato di passare per la strada dove si trova l’ufficio di un mio ex e quando proprio ero costretta, lo avvisavo prima con la scusa del caffé (fossero tutti questi caffé la causa della mia insonnia?) per assicurarmi che non era in giro e per assicurargli che poteva incontrarmi non volendo. e malgrado tutto, quei caffé pomeridiani erano come male interpretati dall’altro. sicché, adesso mi ritrovo nuovamente con il teschio di yorick in mano ad interrogare il destino su quale sia la scelta più giusta, perché in pratica l’attacco di dissenteria in quei giorni non me lo leva nessuno, in ogni caso.

séverine

basta che funzioni

ogni post di questo blog fa eco al titolo di un film. la scelta dei titoli a volte è motivata dai miei gusti cinematografici, come quando cito ferreri o grifi, ma il più delle volte faccio riferimento a film che non ho amato o a registi che non seguo con particolare interesse. “basta che funzioni”, è questa la cosa importante per me. è semplicemente un omaggio indiretto al cinema che resta la mia grande passione. quando ho aperto questo blog non era mia intenzione recensire film, mi è capitato finora una sola volta, non so se accadrà in futuro. esistono tanti altri siti più specifici in tal senso. volevo solo uno spazio tutto mio dove dare sfogo alle mie paranoie, che sono tante e in continua crescita. credo che la paranoia sia insita nell’essere donna. tutte le donne sono paranoiche. gli uomini non lo sono e, ahimè  vivono meglio. noi donne, invece, passiamo tutta la nostra vita a farci seghe mentali per qualsiasi cosa, da quando siamo bambine fino a quando invecchiamo. nella nostra mente scorrono continuamente km e km di pellicole di film, di cui siamo contemporaneamente sceneggiatrici, registe e interpreti. basta pensare a quanto tempo impieghiamo per leggere e interpretare un banale sms, cercando di dare un senso e un’allusione alla punteggiatura. i puntini sospensivi in quel determinato rigo cosa vorranno dire? e quel punto esclamativo dopo “ciao” cosa significherà? a volte perdiamo tanto di quel tempo dietro questa punteggiatura che neanche più ci ricordiamo il contenuto del messaggino, a che ora è l’appuntamento e soprattutto dove! basterebbe che qualche volta ci mettessimo nei panni degli uomini per capire che quei segnetti messi qua e là nel sms non hanno alcuna allusione. basterebbe non essere così complicate e più leggere ogni tanto.

séverine