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maggio inoltrato. non so più a che pensare, a quale sogno rivolgermi, verso quale illusione aggrapparmi. sì, aggrapparmi come a un miraggio nel deserto. così nascono le illusioni, queste biglie magiche, di cristallo, che si frantumano e si moltiplicano costantemente nei miei globuli rossi e che mi danno un input per andare avanti senza sentirmi vuota: vuota di sentimenti, di aspirazioni, di affetto. il problema è il tempo che passa, mentre io non riesco a stargli dietro, a raggiungerlo. così mi sforzo per fermare il tempo di coloro che mi sono vicino, ma loro sono già altrove… e mi ritrovo ancora sola. sono realista e non lo sono. guardo in faccia la realtà e poi la fuggo: ricerco il mio posto a sedere nell’anfiteatro della vita, ma è stretto, mi alzo e me ne vado. a volte so cosa realmente voglio e da cosa sono costantemente in fuga: forse dal dolore, dal sentirmi rifiutata ancora, da lui, dalla gente, da questo mondo di superdonne che mi deride. ho solo paura, anzi angoscia, più che panico. non è paura di non farcela da sola, di non sapermela cavare, ma è terrore di riuscirci, di accorgermi all’improvviso di non avere più bisogno degli altri, perché io basto a me stessa. quest’ultimo anno è passato come un fluire di emozioni opposte che si annullavano dentro di me come termini matematici: la grande gioia, la sofferenza diventavano “noia” leopardiana e “nulla” più. sono cambiata, questo è certo, più forte, più matura agli occhi degli altri, ma nello specchio è riflessa solo tanta fragilità come quelle biglie. o chi lo sa, magari io sono sempre la stessa e a cambiare è stato solo tutto ciò che mi circonda. è che mi affeziono alle persone, a luoghi che esorcizzano le persone, e vorrei che niente cambiasse, interrompendo l’armonia in corso… ma ci si affeziona sempre a chi prima o poi ci farà più male. non è anche questa un’utopia? non resta allora che aspettare che il pugnale di bruto ci trafigga e sognare, sognare, con gli occhi lucidi di malinconia. (maggio 2001)

sév

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