soffio

DSCN4561leggerezza: vediamo cosa può significare… forse essere magri, provare quella sensazione di minutezza, fragilità; come le ballerine classiche così flessibili, ma anche così rigide! no! non sono sicura che leggerezza voglia dire questo. ascolto vasco allo stereo, penso alle note, che vibrano, che oscillano al di là della musica invadendo lo stadio delle emozioni dentro di noi. ma al contempo non sono troppo convinta che la musica pop sia poi così tanto leggera e il rock così tanto hard… volo nel mondo dei sogni trascinata da “jenny vuole dormire”… che sia la leggerezza fatta solo di astrazione, di una materia così invisibile e immateriale che basta aprire gli occhi al mattino per farla svanire… ma nelle mie notti insonni sono spettatore in prima fila film d’amore e paura proiettati sulle pareti bianche del mio soffitto… ma allora la leggerezza cos’è? forse quando ti stringeva tra le sue braccia e ti sentivi piccola e indifesa… forse ti sentivi leggera, provavi a scomparire dentro di lui… forse quando sedevi sulle sue gambe come un bambino da proteggere… forse, forse… ma poi bastò un sasso a caderti in testa e diventasti pesante, pesantissima all’improvviso che non reggevi più il peso dei tuo pensieri che ti inabissavano… mi dispiace, ho provato, ma non so cosa sia la leggerezza! “e va bene così: senza parole”. (31 maggio 2001)

sév

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le amiche

ti propongo una parola: amicizia. analizzala insieme a me: puoi anagrammarla, scomporla, leggerla alla rovescia o porla in un quadrato semiotico. a te la scelta. in quest’ultimo anno, ma in realtà già da molto prima ho imparato a diffidare in questo strano vizio che porta assuefazione,  ma come ogni vizio che si rispetti è bene attendere sempre che finisca l’ultimo pacchetto prima di dire “ho smesso”.  così ho chiuso gli occhi mentre vasco cantava: “chissà quante volte hai riso tu di me…” e ho visto scorrere rapidamente come una pellicola di un film tanti fotogrammi che imprimevano l’immagine di un ragazzo o di una ragazza, di un bambino o di una bambina, 15 anni, 20, poi 18, poi 7… ma ad un tratto qualcosa nel proiettore si dev’essere inceppato così la velocità delle immagini aumentava rapidissimamente, più in fretta della percezione della mia vista, sicché non ero più in grado di riconoscere quelle persone, quei volti, quelle fette di età… e mi sforzavo, cercavo con lo sguardo di raggiungerli, ma loro correvano più in fretta di me. fino a quando non ho visto più niente. vuoto. futuro o presente? e chi lo sa! perché sono sempre le persone che stimiamo di più, a deluderci, a rinfacciarci i difetti, ad apprezzarci di meno. quest’anno è trascorso l’insegna della solitudine: un enorme neon talmente abbagliante che ti impedisce di vedere ad un palmo dal naso, ma che ti illumina solo davanti cosicché se ti volti sei in grado di vedere tutto; cioè tutto ciò che prima non riuscivi a vedere:  semafori lampeggianti, piccoli segnali che avrebbero dovuto mettere al corrente del bivio che non prefigurava sulla tua mappa… e invece?! ora sei nel mezzo di un deserto, di una palude, di una foresta e sei sola…(ma con lo stereo ancora acceso mentre vasco va… “le stelle stanno in cielo i sogni chi lo sa so solo che son pochi quelli che si avverano…”). hai chiesto aiuto, mandato segnali di fumo, ma sono tutti occupati, impegnati, ipermegaimpegnati: “non ti preoccupare”… “tutto si sistemerà”… “non puoi fare altro che aspettare”… e intanto il tempo passa mentre la tua esistenza sembra essere dimenticata dal mondo. sai qual è la paura che frega la gente? essere dimenticati! ma no! non dopo morti… essere dimenticati da vivi: dalle persone che una volta si frequentava.  “severine chi?”….”sicura che ci conoscevamo?”…“eravamo in banco insieme?”… no! impossibile, ero seduta vicino a… vediamo come si chiamava… capelli bion…neri, neri… o biondi?”. chiudi gli occhi: è come essere passati invisibili nelle vite altrui. sta accadendo? è già accaduto? è possibile, che un fidanzato, un marito, un figlio, un lavoro, nuovi interessi o compagnie possano sempre venire (ed esser venuti) prima di te? così restano le parole che non ho detto e quelle che mai dirò, restano le risate che ho avuto e quelle che non avrò, le lacrime che non ho consolato e quelle che non saranno consolate più: le mie. perché mi sei ancora amica? (2 giugno 2001)

sév