l’ultimo treno

parlava spesso di paesaggi mobili, quelli che si catturano di sfuggita dai finestrini dei treni, mentre lo sguardo resta fermo verso un orizzonte ipotetico che fluttua e si sposta a ogni movimento sulle rotaie. era così che si sentiva, impotente di fronte alle cose che accedevano. neanche il tempo di formulare un pensiero che si sentiva già trascinata verso un’altra direzione e non poteva controllare gli spostamenti se non solo passarci di fianco, passivamente. e fu così che, dalle parti di firenze, in quel viavai di immagini passeggere vide un uomo volare via da quel quadro infinito. ( verso milano 2004)

séverine

l’ultimo metrò

accendo la radio: hotel california… è un bell’inizio. tornando da roma fiumi di pensieri  mi invadono la mente. mi piace viaggiare, mi piace camminare per strade che non conosco e scaricare i miei pensieri sulle vetrine, tra gli sguardi che si incrociano passando: scarico tutte le preoccupazioni, tutte le malinconie. prendo un treno, un aereo e via… mi lascio trasportare altrove. fuggire? sì ma per ritrovare me stessa. così venezia, parigi, roma, capri, londra… quante volte ho fatto quella maledetta fila allo sportello sperando, sperando… chissà cosa; come quando entri al cinema e non sai mai se ne uscirai commossa o ridendo… mi piace viaggiare da sola, è come confrontarmi con me stessa, con le mie ansie, con la mia misantropia che mi spia come un’ombra… ma al ritorno sono sempre sola e non c’è mai nessuno che mi chieda “divertita?” ieri sera, avevo voglia di chiacchierare, di raccontare cosa avevo fatto a roma… ma a chi? sono rimasta in cucina sola con la mia stanchezza e il mio entusiasmo trasformato in cenere…  e allora ho capito che non me ne frega niente di tutto ciò a cui sto tendendo. che senso ha soddisfare i propri sogni se non c’è nessuno partecipe dei tuoi successi? non ha senso, capisci? la gente finge di essere interessata a te quando stai male… ma se sei felice per qualunque cazzata se ne frega e ti lascia ingurgitare tutto il tuo entusiasmo da sola… e allora ho maledetto quella coppietta abbracciata in via del corso e ho stramaledetto quell’altra che si stringeva piangendo prima che arrivasse la metro, perché al mio capolinea non c’è mai nessuno ad attendermi. come vedi basta un po’ di brezza che il mio umore crolla… basta un gesto, un soffio e mi frantumo come una statua di gesso… e una bella giornata si conclude con la peggiore delle serate. e la gente che mi considera forte. (22 giugno 2001)

sév