dorian gray

ecco ci risiamo. sta per avvicinarsi il mio compleanno. pare che accada una volta l’anno, puntuale sempre lo stesso giorno. sto per compiere gli anni ancora una volta, ma non è cambiato niente finora attorno a me. negli scorsi 12 mesi non ci sono state grandi evoluzioni, maturazioni o rivoluzioni da stravolgermi la vita. cosa ho fatto? poco e niente. sto solo invecchiando. e per quanto possa non rendermene conto in prima persona, ci pensano gli altri a  farlo presente. me ne accorgo quando per strada, nei negozi o sugli autobus  i ventenni mi chiamano “signora” e i miei coetanei mi si rivolgono dandomi il “lei”, invece che il “tu”. non ero preparata a tutto ciò. non mi aspettavo arrivasse così in fretta. proprio adesso che, dopo tanti anni, ho fatto pace col mio corpo.  sono dimagrita tanto negli ultimi mesi  e finalmente mi entrano di nuovo i jeans attillati e le minigonne inguinali che portavo quando avevo 23 anni. adesso, per la prima volta, ho il corpo che più si avvicina all’ideale che ho sempre avuto di me. eppure sto invecchiando. questo corpo non è più quello dei 23 anni, la mia pelle non è la stessa di allora, i miei seni, il mio sedere non sono più sodi come allora, neanche il nuoto, che pratico assiduamente, mi ridarà mai la tonicità muscolare di quella ragazza che ero e… quelle minigonne inguinali non potrò più metterle con tanta disinvoltura. così mi ritrovo a riflettere sul fatto che ho passato quasi 20 anni della mia vita a inseguire il peso forma, la taglia perfetta, per raggiungerlo quando ormai è troppo tardi. «la tragedia della vecchiaia non è invecchiare, ma rimanere giovani dentro» (oscar wilde – il ritratto di dorian gray).

séverine

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il diario di bridget jones

sono in fase di riflessione, si avvicina il mio compleanno. gli anni passano e la mia condizione sentimentale, lavorativa ed esistenziale è a un punto morto. è trascorso un altro anno e sono ancora qua, senza che abbia concluso un granché, ma con qualche ruga più marcata attorno agli occhi. sono cinque anni che non ho una storia stabile e di anno in anno mi prospetto, senza successo, che sia l’ultimo. sogno sempre di partire per il mio compleanno con un compagno, verso qualche meta romantica… e invece, mi ritrovo, costantemente a passarlo da sola, schivando gli amici, i parenti, in attesa di qualche telefonata di auguri molto desiderata che immancabilmente non arriva mai. mi sono detta per lungo tempo: “bisogna imparare a stare da soli”. ora sarebbe il caso di dire che bisognerebbe imparare a stare con qualcuno. da sola ci so stare, ho imparato, sono diventata un’esperta, ma non mi piace affatto. il punto è che dopo i trenta diventa sempre più difficile trovare la persona giusta, soprattutto quando si ha alle spalle una storia lunga che invece di finire sull’altare è finita nel cestino assieme agli avanzi nel piatto della sera prima. ho trent’anni e più e mi sento sola. questa è una condizione di fatto e ne sono consapevole. le amicizie a quest’età diventano sempre più sfuggevoli. le amiche ormai accasate fanno vita di coppia e quando le voglio vedere devo prenderne due al prezzo di uno. oltretutto, se una volta bastava una chiamata per potersi incontrare adesso devo prenotarle in anticipo di due settimane, per permettere loro di trovare una babysitter al bambino e al marito di organizzarsi per uscire coi suoi colleghi. così, mi ritrovo a lamentarmi della vita come una vecchia zitella acida e invidiosa dell’altrui felicità, convinta che ormai sia passato il tempo per l’amore eterno. i miei coetanei? quelli migliori sono già sistemati, gli altri rincorrono la loro gioventù dietro alle ventenni e a storie frivole. nella mia esperienza ne ho visti pochi di single a quest’età in cerca di trentenni: troppo complicate e con la fretta biologica di sistemarsi e sfornare pappanti. restano i ventenni e i quarantenni. i primi sono troppo vulnerabili, mentre i secondi li escludo categoricamente a priori. mi accorgo che, superati gli “enta”, è oltretutto più difficile per me rapportarmi agli uomini, perché sono diventata più diffidente e difficilmente mi lascio andare emotivamente, come se il mio background di delusioni e di esperienze negative mi avesse ricoperta con una corazza d’amianto per difendermi dall’esterno. a volte cerco le storie complicate, perché quelle semplici mi fanno paura. alla favola di bridget jones ho smesso di credere, è una di quelle ipocrisie che il cinema confeziona appositamente per le trentenni sfigate, illudendole che l’uomo perfetto sia dietro l’angolo: il vicino di casa, il collega di lavoro (che nella realtà non è mai hugh grant!), il compagno del liceo, l’amico di famiglia (che non assomiglia neanche lontanamente a colin firth). cazzate. nessuna donna vorrebbe finire col proprio compagno di classe di cui si sa vita, morte e miracolo. tutte vorremmo, magari, prendere un aereo e scoprire di essere sedute vicino allo sconosciuto del proprio destino che per caso si innamora a prima vista di noi. ma immancabilmente, almeno io, quando prendo un aereo mi ritrovo seduta vicino a un’anziana novantenne svizzera che mi racconta il suo passato, mentre l’uomo dei mei sogni siede una fila davanti, pronto ad entrare nel destino di qualcun’altra. “meglio sole che male accompagnate”, vorrei sapere chi ha coniato per prima questa cazzata, come se la scelta obbligata fosse tra la zitellagine o accaparrarsi uno stronzo! a parte questo margine di sfiga che mi sovrasta come la nuvoletta di fantozzi, tra le mie amiche ne vedo tante di donne come me. c’è chi è incapace di costruire una storia seria, sfiduciosa negli altri e non più disposta a scendere a compromessi con i difetti dell’altro e  passa da una storia all’altra, da un uomo all’altro o addirittura da un letto a un altro senza trovare il compagno ideale o almeno l’amante perfetto a cui chiedere invano qualche istante di tenerezza al di là del piacere. c’è chi s’infila in storie senza via d’uscita con uomini sposati, sognando di riflesso una serenità e una famiglia che non sarà mai la propria. non è mai facile stare con un uomo così. si finisce inevitabilmente per diventare comparse nella vita degli altri. lui non lascerà mai sua moglie e in compenso si farà vivo solo quando potrà, quando vorrà, quando avrà tempo e quando la compagna ufficiale sarà fuori città per qualche giorno. altre scelgono la sicurezza, rinunciando alla passione e finiscono per sistemarsi non con chi amano di più, ma chi dà loro più certezze, forse nella convinzione che tanto il grande amore se lo sono giocate al superenalotto in un’altra vita. presto avranno dei figli e trasferiranno le loro repressioni di donna nell’amore verso i propri bambini. ne conosco tante di donne così, anche tra le mie amiche. non mi sembrano molto felici neanche loro, malgrado tutto.

séverine

gatto nero, gatto bianco

parto. per il mio compleanno parto sempre. evito gli amici. evito le feste. prendo il primo aereo, il primo treno e vado via. questo ormai già da una decina d’anni a questa parte. se sto frequentando un uomo lo trascino in quest’impresa con me, altrimenti vado sola. viaggi organizzati (anzi disorganizzati) sempre all’ultimo minuto, last minute, che possono durare un giorno o una settimana, a seconda della disponibilità economica o degli impegni lavorativi. a molti sembra un’abitudine triste, ma io sono così. non disdegno la compagnia, ma certe volte preferisco la solitudine. si viaggia molto meglio da soli: non bisogna scendere a compromessi con i gusti e le esigenze delle altre persone. è un regalo che mi faccio ed essendo il “mio” compleanno accontento prima di tutti me stessa. e comunque, in generale, preferisco la compagnia maschile a quella femminile, sia quando si tratta di viaggi di lavoro, sia quando si tratta di viaggi di piacere. c’è una buona dose di  misoginia in tutto ciò non lo nego. ho poche amiche (di cui non mi fido mai al 100%) e pochissime confidenti, mentre mi trovo molto più a mio agio con gli uomini, con i quali stabilisco amicizie sincere e durature.  certo, un po’ mi manca la torta con le candeline e tutti quanti che mi cantano tanti auguri. mi piacciono quelle torte minuscole con tante candeline lunghe e  rosa che quasi non si reggono sopra.  “nel mezzo del cammin di nostra vita”  queste candeline vengono automaticamente sostitute da quelle a forma di numero: come a gridare a tutti gli amici la nostra reverenda età. manco lo sforzo di mettersi a contarle una per una. comunque, ogni volta che si avvicina questa data inizio a fare il bilancio della mia vita (un po’ come a capodanno): cosa ho combinato fino ad ora? poco e niente. tutte le volte che un uomo mi chiede “cosa vuoi per il tuo compleanno?” rispondo sempre la stessa cosa: un gatto verde. sono dieci anni che chiedo ai miei uomini un gatto verde, ma nessuno di quelli passati nel corso di questo tempo si è mai applicato a cercarne uno. il primo a cui feci questa richiesta, non solo non mi regalò il gatto verde, ma mi diede addirittura buca la sera stessa del mio compleanno, mandandomi un sms mezz’ora prima del nostro appuntamento per avvisarmi che non poteva. non ricordo la scusa ufficiale, ma credo dovesse passare la serata con la sua compagna. inutile dire che io ero già tutta impacchettata, quando mi arrivò quel messaggino. ricordo che passai la serata nel locale dove ci eravamo conosciuti un paio di settimane prima, fissando tutto il tempo la porta e aspettando che da un momento all’altro arrivasse lui con in braccio il mio gatto verde. ovviamente non fu così. ci vedemmo il giorno dopo. non era la stessa cosa, ma mi accontentai, o finsi di accontentarmi. ben presto di quell’uomo persi tutte le sue tracce, anzi no: ultimamente dopo anni e anni l’ho incrociato in strada casualmente più di una volta, ma suppongo che lui non possa ricordarsi di me né tantomeno del gatto verde che mi aveva promesso.

séverine